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Analisi strategica, prevenzione e controllo del fenomeno delle youth gangs: il riconoscimento alla ricerca della criminologa italiana nell’ambito del “Premio Letterario Kerasion 2026”.
Nel panorama delle politiche di sicurezza e prevenzione sociale, l’attenzione verso il fenomeno delle youth gangs e della criminalità minorile riveste ormai un ruolo centrale per la stabilità e la tenuta democratica dei territori. È in questo scenario che si inserisce il saggio della criminologa e docente Giusy Calabrò, intitolato La devianza minorile. Il fenomeno Youth Gangs: studio sul fenomeno delle bande giovanili attraverso una prospettiva orientata alla conoscenza, alla prevenzione e alla tutela delle nuove generazioni (pubblicato da Rubbettino), insignito della Menzione d’Onore della sezione speciale “Premio Carlo Alberto Dalla Chiesa”.
Il prestigioso riconoscimento è stato conferito il 28 agosto 2026 a San Pietro Apostolo (Catanzaro), nel corso della VII edizione del “Premio Letterario Kerasion”, presieduto da Vinicio Leonetti. La sezione dedicata al Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – curata da Simona Dalla Chiesa – è storicamente destinata alle opere che offrono un contributo fondamentale alla cultura della legalità, della memoria e della difesa delle istituzioni. Una selezione rigorosa, che quest’anno ha esaminato oltre 150 opere e che per il premio speciale dedicato al Generale dell’Arma dei Carabinieri ha premiato le opere che si sono distinte particolarmente nell’educazione all’antimafia e alla legalità: il Podio è stato assegnato ex aequo a Vittorio Gazale e Paola La Salvia, mentre la Menzione d’Onore è stata assegnata al saggio di Giusy Calabrò.
Una lettura criminologica avanzata per la sicurezza e la prevenzione
Dal punto di vista dell’analisi securitaria, il lavoro di Giusy Calabrò rappresenta una summa di grande interesse per operatori del settore, forze dell’ordine, esperti e decisori politici. Lo studio verte su un accurato lavoro di ricerca dedicato a uno dei fenomeni che negli ultimi anni hanno attirato particolare attenzione in ambito sociopolitico e securitario: quello delle youth gangs, ovvero delle aggregazioni giovanili caratterizzate da dinamiche di appartenenza, riconoscimento reciproco e, in alcuni casi, comportamenti devianti o criminali.
Il saggio propone una lettura del fenomeno orientata alla comprensione delle sue cause e dinamiche e alla prevenzione, senza limitarsi alla dimensione repressiva col fine di individuarei fattori di rischio e prevenzione in vari contesti ambientali. L’attenzione è rivolta alle condizioni di fragilità individuale e sociale, al contesto familiare, scolastico e relazionale e al ruolo che possono assumere i gruppi dei pari.
Un approccio che assume particolare rilievo anche nella prospettiva di prevenzione, perché consente di spostare il focus dalla sola condotta finale ai processi che possono precederla.
Appare fondamentale la prospettiva offerta dalla studiosa, la quale è riuscita a proporre un’opera impostata su una rigorosa analisi dei dati, seppure con un linguaggio scientifico trasmesso in modo chiaro e accessibile. Inoltre, la ricercatrice ha impostato la ricerca sull’individuazione precoce dei fattori di rischio, delle vulnerabilità individuali e delle dinamiche di gruppo che generano la devianza, proponendo anche delle soluzioni: due piani di security, uno regionale e uno nazionale, con un focus incentrato sul recupero dei soggetti minori (servizio sociale e/o messa alla prova).
Particolare attenzione viene rivolta alle trasformazioni prodotte dall’ambiente digitale quali le nuove forme di radicalizzazione (jihadismo, suprematismo, neonazismo e aggregazioni esoteriche), sulle dinamiche di gruppo e i processi di appartenenza che nella “società liquida”si svilupparsi sia negli spazi fisici, siain quelli virtuali rendendo più complessa l’attività di osservazione, prevenzione e contrasto.
La prospettiva proposta da Calabrò assume una particolare valenza per la criminologia applicata(Criminologia dello Sviluppo): la conoscenza del fenomeno diventa uno strumento per individuare i fattori di rischio, ma anche quelli di protezione, e per costruire interventi preventivi più efficaci.
La criminologa ha accolto la Menzione d’Onore sottolineando il valore della valutazione scientifica ricevuta: l’apprezzamento espresso nei confronti dell’utilità sociale della ricerca, ma anche della metodologia scientifica fondata sull’analisi di dati oggettivi.
Il fenomeno delle bande giovanili, amplificato oggi anche dalle insidie degli spazi virtuali e digitali, richiede un monitoraggio costante che sappia coniugare la tutela dell’ordine pubblico con l’intervento precoce nel tessuto sociale, scolastico e familiare. Tale approccio si coniuga con le linee di indirizzo istituzionali, tra cui i recenti approfondimenti promossi dal Ministero dell’Interno sulla criminalità minorile che ribadiscono la necessità di una lettura integrata del fenomeno criminale basata su dati strutturati e strategie di prevenzione mirate.
D’altronde, tra gli aspetti ritenuti più rilevanti dalla valutazione della Giuria ed espressi dal Presidente Vinicio Leonetti sarebbe proprio la possibilità di adottare il testo in ambito scolastico, per favorire una maggiore conoscenza delle fragilità e dei bisogni degli adolescenti.