ANCIS INTERVIENE AI WORKSHOP “FIR CAMPANIA: STRATEGIE PER LA RIPARTENZA”

La Vice Presidente ANCIS, dott.ssa Valeria Lupidi, interverrà in qualità di relatore sabato 30 maggio ad un workshop online organizzato dal Comitato Regionale Campania della Federazione Italiana Rugby.

“FIR Campania: strategie per la ripartenza” è il macro tema del ciclo di seminari formativi promosso dall’organo territoriale della FIR, ed ANCIS interverrà nella giornata dedicata alla “Gestione della comunità societaria: aspetti mentali e manageriali”. Grazie al suo background di tecnico e dirigente sportivo, la dott.ssa Lupidi relazionerà su: “Percezione del rischio e comunicazione: il caso COVID-19”, focalizzando l’attenzione su ciò che potrà cambiare dopo la pandemia in ambito comunicativo per le attività legate allo sport in via diretta ed indiretta.

Si tratta del primo intervento ufficiale in ambito prettamente sportivo dell’associazione, a testimonianza del costante progresso delle attività promosse dai singoli soci e dalla preziosa rete di relazioni creata in questi anni dall’Associazione Nazionale Consulenti Intelligence & Security.

 

POCO PIU’ DI UN’INFLUENZA

Aeroporto Leonardo Da Vinci, Roma, ore 12.00, 30 gennaio 2020. Anche se i telegiornali da giorni rimbalzano la notizia di una epidemia da Corona Virus in Cina, qui tutto è normale: solite file ai banchi del check in, code ai varchi di sicurezza e al controllo dei passaporti. Regolare imbarco passeggeri (strano, considerando i proverbiali ritardi!) sul volo Roma – Doha – Bangkok – Luang Prabang (interminabile viaggio per arrivare in Laos).

Ma in fondo perché preoccuparsi? questo virus – dicono gli esperti – è poco più di un’influenza, bisogna stare tranquilli. E con questo spirito e questa serenità, supportata da rassicurazioni avute prima di partire da: Ministero della Salute, Ministero degli Esteri, Agenzia di viaggio, numero verde epidemia, mi accingo a compiere il più incredibile viaggio della mia vita!

DOHA

Qualcosa di atipico si comincia a vedere al primo scalo nell’aeroporto di Doha nel Qatar: tutti (dico tutti: personale di terra, personale di volo, inservienti, passeggeri, negozianti, ecc.) con la mascherina ed i guanti. Ovunque, distanziati di massimo di 50 metri, distributori di gel per l’igiene delle mani. Postazioni sanitarie all’interno dell’aeroporto per la misurazione della temperatura. Primo pensiero: che strani questi arabi che per un virus che è poco più di un’influenza adottano così tante misure di prevenzione e contenimento: ma non saranno degli esagerati ipocondriaci? Vabbè: paese che vai, usanze che trovi!

Salgo sul secondo aereo che mi porterà a Bangkok: a bordo tutti – equipaggio e passeggeri – con guanti e mascherina (se ne sei sprovvisto ti forniscono loro tutto l’occorrente). Riflessione: è ovvio che stiano così perché la compagnia aerea è la stessa che mi ha portato fino a Doha, quindi le disposizioni di sicurezza valgono su tutte le loro tratte di volo (leggasi: sono ipocondriaci in qualunque parte del mondo si trovano).

BANGKOK

Aeroporto di Bangkok. Stessa scena: ogni persona indossa la mascherina e i guanti, distributori di gel disinfettante dappertutto, postazioni sanitarie per misurare la temperatura e termo scanner. Beh, qui però lo capisco, la Thailandia è relativamente vicina alla Cina e ci vivono tantissimi cinesi, forse temono che il virus possa arrivare fino da loro, e quindi si stanno attrezzando per evitare il contagio (penso: certo che sfiga stare così vicini geograficamente alla Cina; noi italiani che stiamo migliaia di chilometri distanti non abbiamo nulla di cui preoccuparci…e poi…comunque, è poco più di un’influenza).

LAOS

Finalmente, percorsa l’ultima tappa, arrivo all’aeroporto di Luang Prabang (Laos del nord) a poche centinaia di chilometri dal confine cinese e dalla regione dell’Hubei. Anche qui, mascherine (fornite gratuitamente ai turisti che ne sono sprovvisti), termo scanner, gel igienizzante e poster ovunque, con tutte le indicazioni sul corona virus e sulle precauzioni da utilizzare. Ma allora anche i laotiani sono ipocondriaci? Tanta attenzione per una malattia che è poco più di un’influenza. Però qualche dubbio mi comincia a sorgere quando: 1) mi forniscono una borraccia personale per evitare di avvicinare la bocca a bicchieri o bottiglie, 2) alcune visite previste nell’itinerario non vengono effettuate per “motivi di sicurezza”, 3) le scuole sono chiuse, 4) si gira solo con la mascherina, 5) nei musei si entra a piccoli gruppi, 6) per strada si trovano tantissimi presidi sanitari che spiegano quali precauzione adottare per evitare il contagio, 7) il gel disinfettante è onnipresente, 8) vengono sospesi i festeggiamenti del capodanno cinese (la festa, per loro, più importante in assoluto). Si certo, mi ripeto, queste precauzioni le adottano perché stanno vicino alla Cina, le notizie che invece mi arrivano nel frattempo dall’Italia sono completamente diverse: da noi si va allo stadio, al cinema, a teatro, ci si strizza nei mezzi pubblici, si va a scuola e a fare sport, i ristoranti ed i bar sono pieni e la vita scorre tranquillamente, anche perché il professor Burioni ha detto in TV da Fazio, che l’Italia è a “rischio zero”. Meno male, così una volta che sarò rientrata a casa non dovrò continuare ad avere tutte le accortezze che sto usando qui, anche perché portare tutto il giorno la mascherina è un po’ fastidioso e che noia fare la fila per entrare al museo o nei negozi; e poi, è mai possibile che ogni volta che prendo un autobus il conducente mi indica il gel per ricordarmi che devo disinfettarmi le mani! A volte mi viene da rammentargli che “noi” siamo quelli evoluti e loro sono “il terzo mondo”, quindi non devono certo dire a me come curare l’igiene personale o come comportarmi per non beccarmi un virus che, comunque, è poco più di un’influenza.

HA NOI

Aeroporto di Luang Prabang ore 11.00 del 5 febbraio 2020. Destinazione Ha Noi (Vietnam). Ma quanti controlli mi fanno? Io sto benissimo, sono italiana, non vengo mica da posti dove ci sono le epidemie! Fatemi imbarcare su questo aereo e finiamola con tutte queste storie: metti la mascherina perché stai in fila, toglila al banco del check in perché ti devono identificare, rimetti la mascherina per la fila al controllo di sicurezza, toglila quando passi sotto il metal detector perché ti devono vedere in faccia, metti la mascherina per la coda al controllo passaporti, toglila per farti identificare, fatti misurare la temperatura, passa il controllo sanitario, mettiti il gel sulle mani, che stress! Meno male che me ne sto andando in Vietnam, almeno lì non saranno paranoici come questi laotiani. Intanto però sull’aereo tutti (equipaggio e passeggeri) portano mascherina e guanti. Che strano. Prima di imbarcarmi ho sentito mia nipote a Roma e mi ha detto che da noi nessuno sta prendendo queste precauzioni. Questi orientali sono un po’ strani: stanno facendo una tragedia per una malattia che è poco più di un’influenza.

Ha Noi, megalopoli con dieci milioni di abitanti: e tutti e dieci milioni con la mascherina! Ma allora è una persecuzione. Capisco che la Cina è tanto vicina, però: chiudere le scuole, i musei, i mercati, i luoghi di aggregazione, consigliare vivamente l’uso dei dispositivi (le mascherine vengono distribuite a tutti gratuitamente nelle strade e nelle piazze), pretendere l’igienizzazione delle mani prima di salire sui bus, di entrare nei negozi, nei ristoranti, nei bar, ovunque insomma. E poi, tutti questi manifesti per strada che avvisano della possibilità di contrarre il corona virus e cosa bisogna fare per evitare l’infezione, mi sembra un po’ eccessivo. Anche se la mia convinzione che è poco più di un’influenza, comincia a vacillare.

Nei dieci giorni successivi mi convinco sempre più che, forse, la situazione è un po’ più seria di quanto mi hanno fatto credere quando sono partita dall’Italia. Ci sono tante cose “strane”, pochissimi turisti nella baia di Ha Long (uno dei posti più frequentati al mondo!), ovunque si entra scaglionati e prima occorre igienizzarsi le mani, le scuole continuano a restare chiuse e i bambini che si vedono in giro hanno tutti delle mascherine colorate o con i pupazzetti per renderle più graziose e accettabili da parte dei piccoli. Mi sposto all’interno del paese andando verso sud. Uso aerei, bus, anche la bicicletta, e sempre e ovunque i miei compagni inseparabili diventano i guanti, il gel, la mascherina.

SAIGON

Saigon (altra megalopoli con undici milioni di abitanti), aeroporto, canale sanitario prima di uscire. E appena fuori, la guida mi da tutte le istruzioni su come comportarmi vista l’emergenza corona virus. Ma allora la cosa è seria! Mi dice che in Vietnam ci sono pochissimi casi di contagio – si parla di decine in un paese di 100 milioni di abitanti – ma le prescrizioni imposte dal governo vanno rispettate e quindi si può girare, ma con le dovute attenzioni.

Da classica “scema turista italiana” mi scatto selfie indossando la mascherina che poi “wazzappo” agli amici in Italia, quasi a dire “ma guardate come mi tocca stare perché qui stanno attenti a tutto per non contagiarsi”. Da noi in Italia ci sono queste paranoie? Risposta dagli amici: assolutamente no. Qui a Roma tutto normale.

E siamo già a metà febbraio.

L’apoteosi la raggiungo al ritorno; viaggio: Saigon – Doha – Fiumicino. Solito leva e metti la mascherina in aeroporto a Saigon, termo scanner, canale sanitario. Stessa trafila a Doha. In volo tutti “mascherati” e finalmente: Fiumicino.

FIUMICINO

Nulla. Nessuno mi chiede da dove vengo, se ho qualche sintomo, nessuno indossa la mascherina, nessuno mi indirizza nel canale quarantena, quasi quasi ci resto male! Ma in fondo in Italia non c’è nessun pericolo e poi questa “epidemia cinese” è poco più di un’influenza.

Subisco, al rientro in ufficio, uno scherzo da tipico umorismo italiano: trovo la porta della mia stanza “nastrata” per impedire l’accesso e un cartello che avverte “zona contaminata – lupidivirus” e tante faccine disegnate che si sganasciano dal ridere. Si, divertente, ma io, intanto, (come si dice a Roma pe’ nun sape’ né legge’, né scrive) non saluto nessuno con baci e abbracci, mi tengo a debita distanza, mi disinfetto in continuazione le mani, e tutte le sere, mi misuro la temperatura….non si sa mai.

Roma, 17 aprile 2020. Vittime ad oggi in Italia per corona virus 22.754. Contagiati 106.962.

Forse non è poco più di un’influenza.

 

A cura di Valeria Lupidi, Vice Presidente ANCIS

 

 

NOTA REDAZIONALE

Senza perdere di vista la gravità del momento, abbiamo inteso sdrammatizzare l’attuale situazione che ha coinvolto tutti noi, con un breve racconto connesso al COVID19.
Invitiamo pertanto i soci ed i lettori a condividere con noi altri racconti che l’associazione si impegnerà a pubblicare, dal tema “La vita in tempo di pandemia”. Scriveteci a info@ancisonline.com

VECCHIA CONOSCENZA RANSOMWARE FTCODE

Esistono molti altri programmi, perché un malware è sempre un programma, di tipo ransomware che funzionano come FTCODE, ecco alcuni esempi: Badday, Galacti-Crypter e Local.

In genere, questi programmi dannosi bloccano i file e vengono utilizzati per ricattare le vittime (da qui il nome ransom che in inglese significa riscatto) costringendole a pagare.

Le differenze più comuni di solito sono il prezzo richiesto e l’algoritmo di crittografia (simmetrico o asimmetrico) che viene utilizzato per crittografare i file.


Di norma, è impossibile decrittografare i file senza gli strumenti che possono essere forniti solo dai criminali informatici che hanno progettato il ransomware.

Fondamentalmente, le vittime sono incoraggiate a pagare dai cyber criminali. Tuttavia, non è consigliabile farlo perché potrebbero non fornire software e chiave di decrittazione. In altre parole, esiste un’alta possibilità che le persone che pagheranno questi criminali informatici verranno ulteriormente truffate pagando inutilmente.

L’unica strategia è la prevenzione, l’unico modo per evitare di dover subire un riscatto è ripristinarli da un backup creato, strategia che tratteremo in seguito.

Il ransomware FTCODE, in particolare, rinomina i file crittografati aggiungendo l’estensione “.FTCODE” ai loro nomi di file, ad esempio, rinomina un file chiamato “1.docx” in “1. docx.FTCODE” e così via. Inoltre, FTCODE crea un file denominato “READ_ME_NOW.htm” che contiene le istruzioni su come pagare un riscatto. (la videata che appare vi ammonisce di pagare)

Vediamo ora come ci si “infetta” da  FTCODE:  dalle PEC di aziende e pubbliche amministrazioni italiane, questa volta nascondendosi dietro una finta fattura TIM e rubando dati riservati. Rispetto alle vecchie versioni, FTCODE non si diffonde più mediante documenti DOC contenenti una macro malevola, nell’attuale campagna di malspam, il malware viene infatti veicolato mediante e-mail PEC malevoli contenenti un unico link che richiama il testo dell’oggetto di una precedente conversazione con il mittente.
Cliccando sul collegamento presente nel messaggio di posta elettronica certificata, l’ignara vittima non fa altro che scaricare un file ZIP al cui interno i criminal hacker hanno archiviato un file VBS. FTCODE scarica, poi, e visualizza alla vittima un’immagine che riproduce una vera e propria fattura telefonica TIM.

Rispetto alle prime varianti del ransomware già individuate il 2 e il 10 ottobre scorsi, i criminal hacker hanno perfezionato il codice malevolo di FTCODE per impedire l’individuazione in chiaro della chiave di cifratura dei file e quindi lo sblocco dei contenuti archiviati sull’hard disk delle vittime.

Subito dopo l’installazione sulla macchina target, infatti, FTCODE esegue alcune semplici operazioni ed inizia subito a estrapolare dati personali della vittima, comprese le sue password.

Per difendersi dal ransomware come FTCODE, inoltre, è utile ricordare che le tecniche usate dai criminal hacker per ingannare le loro potenziali vittime e indurle ad aprire gli allegati infetti (diffusi, nel caso del ransomware FTCODE, mediante l’invio di PEC già compromesse) sono sempre ben studiate e adattate di volta in volta alle realtà pubbliche o private che si vogliono colpire. È quindi molto facile cadere nella loro trappola.

Aggiungiamo che qualsiasi antivirus è spesso inerme davanti alla Vostra decisione di aprire un file.
Per prevenire un possibile attacco, è sufficiente seguire alcune semplici regole di sicurezza informatica:

Innanzitutto, è importante che le aziende si appoggino a veri esperti che salvaguardi la sicurezza del perimetro cyber dell’organizzazione. Il malspam è una minaccia ormai molto diffusa e la mail è oggi il veicolo di infezione predominante. I criminal hacker sfruttano la leggerezza e la distrazione degli utenti nell’aprire e-mail e i suoi allegati. Non c’è spazio per i tecnici informatici improvvisati.

Contrastare il fenomeno dotandosi di idonei strumenti di protezione della rete informatica, per rilevamento e analisi del traffico, mantenendoli sempre aggiornati. Firewall, ma anche Vlan e VPN per i collegamenti.

Formazione del personale, sensibilizzando sulle più recenti minacce e insegnando come riconoscere un potenziale attacco e cosa fare per evitare di subirlo. Soprattutto nei casi in cui ad essere presi di mira dal malspam sono gli indirizzi PEC di uso aziendale, è molto importante investire sulla security non solo dei dipendenti ma anche di tutti gli “utenti aziendali” e quindi anche clienti e fornitori esterni.

Banalmente prestare sempre la massima cautela quando si ricevono e-mail normali o di PEC di provenienza sospetta o da mittenti sconosciuti. Evitare, inoltre, di aprire gli allegati e, nel caso di documenti Office all’apparenza legittimi, evitare di abilitare l’esecuzione delle macro.

Sicuramente Un backup aziendale ridondante. Ce lo impone il GDPR, ma è l’unica attività vera di contrasto una volta accertato che si è stati attaccati da qualsiasi programma malevolo. Vogliamo essere ancora più precisi ed il backup dovrà avvenire in FTP su server preferibilmente LINUX.

A cura di Giuseppe Jera

IL CONSIGLIERE ANCIS SERAFIN NOMINATO SOCIO ONORARIO DEL PARLAMENTO DELLA LEGALITA’

Il Comune di Cologna Veneta ha ospitato nella giornata di mercoledì 17 luglio la cerimonia di consegna degli attestati di onorificenza del Parlamento della Legalità Internazionale a professionisti meritevoli che si sono contraddistinti nel settore.

Il Consigliere dell’Associazione Nazionale Consulenti Intelligence & Security Dott. Gianandrea Serafin ha ricevuto il prestigioso attestato di Socio Onorario in qualità di Comandante della Polizia Locale. Premiato anche il Sindaco e Presidente della Provincia di Verona Dott. Manuel Scalzotto.

I VERTICI ANCIS AL CONVEGNO “LE INVESTIGAZIONI E I DISPOSITIVI TECNOLOGICI INNOVATIVI”

Il Presidente ANCIS Mauro Piermarocchi ed il Vice Presidente Valeria Lupidi interverranno sabato 8 giugno in qualità di relatori al convegno “Le Investigazioni e i dispositivi tecnologici innovativi” che si terrà a Fiumicino presso Qsistemi Italia.
A testimonianza del costante sviluppo dell’Associazione Nazionale Consulenti Intelligence & Security, Qsistemi Italia e Federpol hanno invitato i vertici ANCIS a portare il proprio contributo nell’ambito di una lunga giornata formativa che avrà come protagonista la tecnologia in ambito cybersecurity.

Ecco il dettaglio del programma:
9.00 – 9.30 REGISTRAZIONE E COLAZIONE DI BENVENUTO
9.30 – 10.00 Marco GERARDI, (COO Qsistemi Italia) – “Presentazione dell’evento e delle soluzioni SecurDOM”
10.00 – 11.15 Gen. Brig. Antonio Labianco, (R) – “Le indagini difensive”
11.15 – 11.45 PAUSA CAFFÈ
11.45 – 12.15 Dott. Paolo LECCE (Presidente Federpol – Lazio) – “L’associazione Federpol, nuovo codice deontologico”
12.15 – 13.00 Dott. Salvatore ROSSELLO (Prefettura di Roma) – “Le agenzie investigative e gli atti amministrativi”
13.00 – 15.00 PAUSA PRANZO (Buffet offerto da SecurDOM)
15.00 – 15.30 Dott. Mauro PIERMAROCCHI (Autore Kossovo mon amour) – “Presentazione del libro”
15.30 – 16.00 Dott.ssa Valeria LUPIDI (Ministero Interno – Criminalpol) – “La percezione della Sicurezza”
16.00 – 16.30 Dott. Francesco ERMANNI (Security Manager, esperto piani di emergenza) – “I Piani di sicurezza”
16.30 – 17.30 Avv. Gianni Dell’Aiuto (Accademia Italiana Privacy) – “La Privacy e tutela del dato”
17.30 – 18.00 RINGRAZIAMENTI – “ Ringraziamenti, consegna buoni acquisto”



logo ANCIS

L’ANCIS E’ NELL’ELENCO DELLE ASSOCIAZIONI PROFESSIONALI DEL MISE

Con grande soddisfazione comunichiamo che l’ANCIS – Associazione Nazionale Consulenti Intelligence e Security, dal 10 maggio 2019, è stata inserita nell’elenco delle associazioni professionali del Ministero dello Sviluppo Economico, ai sensi della legge n.4/2013 che ha riformato le professioni non organizzate in ordini o collegi.

L’elenco prevede tre sezioni e l’ANCIS è stata iscritta nella sezione:



Sono quelle associazioni che autorizzano i propri iscritti, o quanto meno una loro parte, ad utilizzare in tal modo il riferimento all’iscrizione.

Tra i ruoli che la legge individua per le associazioni professionali (articolo 2) e che l’ANCIS persegue, c’è quello di:

  • Valorizzare le competenze degli associati e garantire il rispetto delle regole deontologiche per agevolare la scelta e la tutela degli utenti nel rispetto delle regole sulla concorrenza;
  • Promuovere la formazione permanente dei propri iscritti e adottare un codice di condotta;
  • Vigilare sulla condotta professionale degli associati e stabilire le sanzioni derivanti dalla violazione del codice di condotta;
  • Rilasciare, su richiesta , l’attestato di qualità e di qualificazione professionale dei servizi prestati dai soci (legge 4/2013, artt. 4, 7 e 8). Tale attestato non costituisce comunque requisito necessario per l’esercizio dell’attività professionale.


L’ANCIS, a norma di legge, può autorizzare i propri iscritti ad utilizzare il riferimento all’iscrizione all’associazione come marchio/attestato di qualità e di qualificazione professionale dei propri servizi (a determinate condizioni) in presenza ei requisiti individuati dagli artt. 4 e 5 dalla legge.

Per le attività connesse all’associazione invitiamo a visionare il nostro sito www.ancisonline.com ed a seguirci sulla nostra pagina facebook.

SPRAY AL PEPERONCINO: FACCIAMO UN PO’ DI CHIAREZZA

È l’ultima fobia di questi giorni: lo spray al peperoncino sta seminando il panico in tutta Italia soprattutto dopo gli eventi nella discoteca di Corinaldo dove un minorenne avrebbe spruzzato lo spray urticante provocando la morte ed il ferimento di molti ragazzi. Immediatamente dopo tale drammatico evento sono stati resi noti altri due episodi che hanno coinvolto studenti e bombolette anti-aggressione: uno in un istituto superiore di Pavia dove quasi 50 persone sono rimaste intossicate dai vapori dello spray spruzzato presumibilmente da un alunno, ed un secondo in una scuola in provincia di Cremona dove una studentessa, sembra per una spruzzata fatta “per scherzo” ha fatto finire in ospedale cinque compagni.

Secondo una rilevazione fatta da Skuola.net mediante un sondaggio nelle scuole italiane, è emerso che circa 1 studente su 10  dichiara di possedere una bomboletta con spray urticante, di questi, il 6% la porta sempre con sé ed il 48%  di questi l’ha azionata almeno una volta per difesa personale. Fatto ancora più grave è che il 40% l’hanno messa in funzione per provare che effetto fa e non per reale necessità.
Tali dati allarmanti non possono però non ricondurre la riflessione sul ruolo genitoriale, sono infatti quest’ultimi che dotano i ragazzi di tali strumenti, senza però dedicare adeguato tempo ed impegno a spiegarne l’uso e le sue conseguenze.
Facciamo allora un po’ di chiarezza. Il gas OC (da oleoresin capsicum) conosciuto anche come Oleoresium Capsicum, è una sostanza naturale che sfrutta le proprietà vasodilatatorie del principio attivo, la capsaicina, e che viene utilizzato principalmente negli spray al peperoncino per difesa personale.
Di solito il gas OC viene immagazzinato in bombolette facili da trasportare. Lo spray causa principalmente una infiammazione agendo in particolare sugli occhi e sulle mucose. Tra gli effetti immediati vi sono bruciore, tosse e lacrimazione e per tale motivo si ritiene utile in caso di aggressione. Va però ricordato che senza una adeguata istruzione per l’utilizzo, il rischio è che la vittima dell’aggressione, invece di spruzzarlo verso lì’aggressore, lo rivolga verso se stessa con conseguenze immaginabili.
La sempre maggiore diffusione di questi spray e la loro facilità di reperimento su internet, hanno portato i vari Paesi a regolamentarne l’utilizzo. Ogni Stato quindi attua una propria politica riguardo all’uso dello spray al peperoncino che spazia dal considerarla un’arma e quindi regolamentarne l’utilizzo (come avviene in Belgio dove solo la polizia è autorizzata all’utilizzo o in Finlandia dove il possessore deve avere specifica licenza), a ritenere reato il suo possesso e utilizzo (come ad Hong Kong).
In Italia il gas OC è stato per lungo tempo considerato un’arma propria, l’uso era consentito solo per tre tipi di prodotti elencati sul sito della Polizia di Stato e approvati dal Ministero dell’Interno, dei quali era consentito l’uso, il trasporto e il porto senza autorizzazione prefettizia. Il 12 maggio 2011, con decreto n. 103, il Ministero dell’Internoha liberalizzato l’acquisto, la detenzione e il porto in pubblico per tutti i maggiori di 16 anni di ogni e qualsiasi strumento di autodifesa che nebulizzi un principio attivo naturale a base di Oleoresin capsicum e che non abbia attitudine a recare offesa alla persona. Per risultare di libera vendita e libero porto però tali strumenti devono avere specifiche caratteristiche connesse alla loro concentrazione,  alla miscela , essere sigillati alla vendita e muniti di sistemi di sicurezza per l’attivazione, avere una gittata non superiore a tre metri.
Anche in presenza di tali restrizioni resta comunque la perplessità sulle modalità di utilizzo, uno strumento di per se non è né buono, né cattivo: fondamentale è l’uso che se ne fa. E spruzzare spray urticante in luoghi chiusi ed affollati come discoteche o anche scuole non evidenzia certo adeguate capacità di discernimento, né conoscenza delle possibili conseguenze derivanti da un gesto avventato.


A cura di Valeria Lupidi
Vice Presidente ANCIS

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PARLIAMO DI SICUREZZA – approfondimento

Fornire una definizione univoca della sicurezza non è semplice. Etimologicamente la parola deriva dal latino “sine cura”: senza preoccupazione e può quindi intendersi come la “conoscenza che l’evoluzione di un sistema non produrrà stati indesiderati” ovvero: quello che si fa non produrrà danni. Il presupposto della conoscenza è un elemento fondamentale in quanto solo una approfondita conoscenza può garantire la valutazione oggettiva della sicurezza.
La sicurezza totale si ha in assenza di pericoli anche se si tratta di un concetto poco realistico in quanto, anche se l’applicazione di norme di sicurezza rendono meno probabile eventi dannosi o incidenti, il rischio non è eliminabile completamente.

Fondamentale diventa allora comprendere la differenza tra rischio e pericolo. Il pericolo si definisce come la probabilità di danno, possibilità di evento rischioso; il rischio invece è la potenzialità che un’azione o un’attività scelta (includendo la scelta di non agire) porti ad una perdita o a un evento indesiderabile. La nozione implica che una scelta influenzi il risultato. Per rischio possiamo indicare anche l’eliminazione di possibili scostamenti dai risultati attesi per effetto di eventi di incerta manifestazione, interno o esterni ad un sistema. In questa definizione il rischio non ha solo un’accezione negativa (downside risk), ma anche una positiva (upside risk).
Tornando al tema della sicurezza possiamo allora dire che la sicurezza totale si ha in assenza di pericoli, ma questo concetto nella realtà è difficilmente traducibile, anche se l’applicazione delle norme di sicurezza rende più difficile il verificarsi di eventi dannosi.
Nel termine italiano “sicurezza” rientrano due distinti concetti che in altre lingue sono espressi da parole differenti. La parola inglese security corrisponde alla sicurezza intesa come protezione da atti intenzionali che potrebbero ledere persone o cose, mentre il termine safety riguarda la sicurezza delle persone intesa come loro incolumità.
I campi in cui la sicurezza è un obiettivo primario sono numerosi, così come variegati sono i sistemi per raggiungere un grado di sicurezza accettabile. Praticamente ogni settore ha delle implicazioni relative alla sicurezza, specie tutto ciò che è legato alla vita moderna: comunicazioni, trasporti, lavoro, informatica ecc.
Per migliorare la sicurezza sono allora necessarie delle azioni preventive ed organizzative adeguate che tengano conto di una attenta analisi dei rischi e di specifica formazione delle persone addette.
E proprio nella convinzione che la formazione, e quindi la conoscenza, siano un elemento imprescindibile, nel nostro sito affronteremo periodicamente una specifica situazione connessa alla sicurezza sperando di rendere un po’ più “sicure” le nostre vite e la nostra società.

A cura del Vice Presidente ANCIS
Valeria Lupidi


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LIBRO: “CHE COS’E’ IL BULLISMO”

Nel 2017 i soci fondatori di ANCIS nonché Vice Presidente Valeria Lupidi ed il Consigliere Gianandrea Serafin, hanno redatto il volume “Che cos’è il bullismo”.

Il libro, aggiornato con la legge 71/2017 sul cyberbullismo, è stato anche inviato al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che ha scritto una lettera di ringraziamento.

Di seguito trovate qualche dettaglio dell’opera, la copertina e la lettera del Presidente Mattarella.



Titolo del libro: CHE COS’E’ IL BULLISMO
Pagine totali: 104
Editore: lulu.com
ISBN: 1326890735

PRESENTAZIONE LIBRO “CRIMINOGENESI EVOLUTIVA” – Roma 15/06/18

ANCIS sarà presente con la Dott.ssa Valeria Lupidi all’evento di presentazione del libro di Vincenzo Lusa e Annarita Franza che si terrà a Roma presso la libreria TODOMODO in via Bellegra 46 nel pomeriggio di venerdì 15 giugno 2018.



PRESENTAZIONE DEL LIBRO “CRIMINOGENESI EVOLUTIVA”

Venerdì 15 giugno – ore 18:30

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